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giovedì 30 giugno 2022

Licenziata per avere cantato ‘Gimme Shelter’ a San Siro con i Rolling Stones

https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/licenziata-per-avere-cantato-gimme-shelter-a-san-siro-con-i-rolling-stones/648376/


Chanel Haynes interpretava Tina Turner nel musical in scena nel West End. Il duetto esplosivo con Mick Jagger a Milano le è costato il posto. Storia di una grande performance dal finale amaro


di ANDY GREENE 


Chanel Haynes aveva un sacco di pensieri per la testa quand’è arrivata a San Siro lo scorso 21 giugno per cantare Gimme Shelter coi Rolling Stones. Aveva passato gli ultimi mesi interpretando Tina Turner nel musical Tina in scena a Londra. Anche quella sera era prevista una replica, ma cantare con gli Stones era un’opportunità unica nella vita e una buona occasione per cedere il palco alla sostituta, anche se alla fine le è costato il lavoro. Durante il volo last minute che ha preso ha ascoltato varie versioni di Gimme Shelter per capire come affrontare la parte viscerale che nell’originale del 1969 era cantata da Merry Clayton.


«Ero piena di dubbi», racconta a Rolling Stone via Zoom da Londra. «Mi chiedevo: devo farla come Merry? O come i fan sono abituati a sentirla dal vivo? La faccio a modo mio? Il punto è che avevo a disposizione un solo tentativo».

Queste domande le giravano per la testa quando il batterista Steve Jordan l’ha accolta, l’ha salutata e le ha passato un telefono. All’altro capo c’era Clayton. «Mi viene quasi da piangere solo a parlarne», ricorda Haynes. «È stato un momento incredibile. In buona sostanza m’ha detto: “Nessuna riesce a cantare questa canzone come me. Quando ci provano, diventano rauche. Perciò voglio che tu la canti come la canterebbe Chanel. La chiesa è dentro di te. So che sei una ragazza di chiesa. Fidati. Falla a modo tuo».


La strada che ha condotto Haynes a quella telefonata è iniziata nel 1997, quando il suo gruppo gospel di adolescenti, i Trinitee 5:7, ha firmato per la GospoCentric Records e inciso l’album di debutto con cantanti famosi tipo Kirk Franklin. «Ero una ragazzina, in quel momento sono entrata nel mondo reale. Ho cominciato a vedere il mondo non solo attraverso gli occhi di mio padre – sono la figlia di un predicatore – ma anche per come è realmente. Ho trovato la mia voce, ho capito che non somigliavo a nessun altra».

Nei due decenni successivi i Trinitee 5:7 sono stati al centro della sua esistenza, ma è da quando aveva 19 anni che immaginava per sé un altro destino. È successo dopo aver visto il film biografico di Tina Turner What’s Love Got to Do with It. «Essendo figlia d’un predicatore, non mi era permesso ascoltare altro che gospel. E così, quando ho sentito la voce di Tina e l’ho vista, quando ho sperimentato la sua forza, il suo potere, ho capito che ne volevo di più. Mi sono detta: se hanno fatto un film sulla sua vita, vuol dire che un giorno faranno un musical. E quando lo faranno, voglio essere io a interpretare Tina Turner».

Per prepararsi a quell’eventualità, Haynes ha lavorato con lo Zach Theater di Austin, Texas a una serie di musical, tra cui uno in cui si calava nei panni di Billie Holiday. Quando nel 2019 ha saputo che sarebbe andato scena un musical su Turner, ha inviato ai produttori della produzione del West End un’e-mail il cui oggetto recitava semplicemente “Sono la vostra Tina Turner”. Ci sono voluti alcuni mesi e diverse audizioni, ma alla fine è stata presa. «Mi hanno detto che la parte sarebbe stata mia più o meno a Natale, il miglior regalo che abbia mai ricevuto. Tina è la produttrice esecutiva del musical e in definitiva è lei che decide chi la interpreta. La sua benedizione è per me un dono. Ogni replica che ho fatto è una forma di ringraziamento nei suoi confronti, un modo per renderle omaggio».


Qualche mese dopo, i Rolling Stones si sono trovati di fronte a una scelta. Avevano cancellato due date dopo che Mick Jagger aveva preso il Covid e ora dovevano far ripartire il tour per il 60° anniversario da Milano. La corista Sasha Allen, però, non poteva esserci. I Ghost Hounds hanno prestato le loro coriste Kamilah Marshall, Kenna Ramsey e Amy Keys per riempire il vuoto, ma Gimme Shelter dal vivo è in sostanza un duetto tra Jagger e Allen. Avevano bisogno di una voce potente da chiamare quasi senza preavviso. Non avrebbero altrimenti potuto fare il pezzo che da decenni ormai è uno degli highlight di quasi tutti i concerti degli Stones.


Haynes è un po’ vaga quando racconta com’è saltato fuori il suo nome, dice solo che uno dei suoi amici conosce bene qualcuno del giro degli Stones e che di recente gli ha mandato un video di lei in Tina. «Subito dopo ha ricevuto una telefonata da quel suo amico», racconta Haynes. «“Sai la ragazza che mi hai fatto vedere in quel video? Pensi che potrebbe venire a Milano per fare Gimme Shelter con Mick?”. Quando m’hanno chiamata, ho pensato: “Cosa? Adesso?!”».

Non c’è stato quasi il tempo materiale per farlo. «Non voglio dire di preciso quando ho ricevuto la chiamata perché non voglio dare tempistiche precise. Dirò solo che il preavviso è stato poco, molto poco. Tutti si mordicchiavano le unghie. “Ce la faremo?”. Sappiate che la macchina degli Stones è tipo Buckingham Palace o la Casa Bianca. Il livello del personale è quello. In men che non si dica ero su un volo diretto a Milano».


A bordo dell’aereo ha guardato i video dal vivo di Gimme Shelter duettata da Jagger con Lisa Fischer, con Allen, con ospiti speciali come Lady Gaga, Florence Welch, Mary J. Blige. «Volevo analizzare somiglianze e differenze», spiega. «Una materia affascinante. Ho capito le cose che hanno fatto scattare qualcosa in Mick e quelle che invece no».

Dopo che Clayton le ha dato il coraggio di fare le cose a modo suo, Haynes sperava di fare il soundcheck sul palco principale, in modo da provare i movimenti sulla passerella con Jagger. Purtroppo pioveva e sono perciò stati costretti a improvvisare una prova in una stanzetta nel backstage. «Sono entrata e mi sono trovata di fronte Mick Jagger con indosso un cappello da baseball rosa e pantaloni fighissimi che non avevo mai visto prima», ricorda la cantante. «L’abbiamo potuta cantare una volta sola».

«Per come sono stata cresciuta, so che le prove sono la tua performance. Non avevo mai cantato la canzone per intero fino a quel momento. Eravamo l’uno di fronte all’altra e cantavamo “just a shot away!” in quella stanzetta. Lui ha sorriso per tutto il tempo. Quando abbiamo finito, chi fa il trucco, il catering e tutti gli altri presenti hanno applaudito, come a dire: funziona».


Poco prima del concerto, Haynes s’è trovata faccia a faccia con Keith Richards. «Gli ho detto: “Visto che l’hai scritta tu la canzone, cosa mi puoi dire in modo che possa salire sul palco e condividerla col pubblico?”. E lui: “Chanel, sono io che voglio che tu mi dica qual è la tua interpretazione del pezzo dopo che l’avrai cantato”. Mi è esploso il cuore. Sono contenta che l’abbia detto, mi ha spinta a cantare dal mio punto di vista, non dal suo».

Il grande momento è arrivato alla diciottesima canzone, dopo Jumpin’ Jack Flash. Salire su un palco di fronte a 60 mila fan degli Stones le ha dato una sensazione che non aveva mai provato prima. «Suonano come alberi della giungla durante una tempesta. È qualcosa di primordiale, è come la guerra. Ed è come se tutte quelle voci, tutti quegli occhi stessero sparando sul mio corpo. È un’energia che ho cercato di trattenere e cavalcare. È stata un’esperienza decisamente surreale».

Quando ha cantato “rape, murder, you’re just a shot away!” la folla s’è scatenata ancora di più. Il culmine è arrivato col faccia a faccia con Jagger in fondo alla passerella, quando ormai irradiava sicurezza e fuoco. «Non abbiamo provato nulla di nulla», spiega. «Tutto quel che avete visto è stato fatto sul momento. Ci siamo affidati l’uno all’altra. È stato come se un’onda fosse scese dal cielo, passando dentro di noi e i 60 mila presenti». Dopo il concerto non ha avuto modo di parlare con Jagger o Richards, ma ha ricevuto da loro fiori e biglietti di ringraziamento.


Gli unici a non essere particolarmente entusiasti della cosa sono stati i produttori di Tina. Una volta tornata a Londra, Haynes ha ricevuto una e-mail in cui il direttore generale Mark Rubinstein le comunicava la sospensione dallo spettacolo e l’impossibilità di prendere parte alle ultime tre repliche. «Il teatro è stato informato che non le sarà permesso di entrare», ha scritto in una nota che Haynes ha postato su Instagram.


Haynes non vuole entrare nei dettagli, ma afferma che la decisione è strettamente correlata alla sua decisione di cantare con gli Stones in una serata in cui si sarebbe tenuta una replica di Tina. «Nel West End, una singola persona non può fermare uno show», dice. «Le cose non sono concepite in questo modo. Alla fine, è andato tutto bene. C’è stata la replica così come c’è stato il concerto a Milano. Entrambi gli show hanno avuto luogo e di questo sono felice».

La cosa brutta è che amici e familiari stavano volando a Londra per assistere all’ultima replica. Tra di essi, una sopravvissuta agli abusi domestici che l’ha aiutata a entrare nel personaggio. «E questo mi addolora», dice Haynes. «È la mia musa, la persona che mi ha dato una mano a raccontare correttamente la storia dal suo punto di vista… Non ho neanche potuto salutare i bambini del cast. È stata dura» (raggiunto da Rolling Stone per un commento, un rappresentante del musical ha dichiarato che «è una questione legata a una dipendente e commentare casi individuali non rientra nella nostra politica aziendale».

Nella didascalia accanto alla pubblicazione della lettera di licenziamento, Haynes ha scritto: «Non tutti gioiscono quando realizzate i vostri sogni… Se non sono stati loro a crearli, cercheranno di distruggerli. Ma siate forti e andate dove vi porta il cuore».


Nonostante l’amaro epilogo di Tina, Haynes guarda il bicchiere mezzo pieno. «Amo quel che faccio. Amo le persone con cui lavoro. A volte ci si fa del male. Volete sapere chi ha davvero rischiato e gli è costato? Gandhi, Martin Luther King Jr., Rosa Parks, Madre Teresa, Tina Turner, Nelson Mandela. Il mondo va così. Sono una donna adulta. Non voglio che qualcuno si dispiaccia per me».

Chanel Haynes non sa che cosa le riserva il futuro, ma spera che l’esibizione con gli Stones le apra nuove porte. «Sto parlando con persone che mi stanno aiutando, dando delle indicazioni, tenendomi per mano in questo percorso».

Intanto Sasha Allen è tornata sul palco con gli Stones a Hyde Park, il che significa probabilmente che il duetto di Haynes su Gimme Shelter è stato irripetibile. «È stato un dono meraviglioso e prezioso», dice lei. «Me lo sto ancora gustando».

venerdì 24 giugno 2022

Rolling Stones a Milano, la recensione del concerto di Linus e Nicola: “Leggende viventi”


   https://www.deejay.it/articoli/rolling-stones-concerto-2022-milano-san-siro-recensione-linus/




San Siro, migliaia di fan per i Rolling Stones: "Paura del concerto rimandato? No, vivranno più della Regina"

https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/san-siro-migliaia-fan-i-rolling-stones-paura-concerto-rimandato-no-vivranno-piu-regina/AEuBmThB

Rolling Stones, a Milano concerto «alla faccia di chi ci vuole male»

https://www.ilsole24ore.com/art/rolling-stones-milano-concerto-alla-faccia-chi-ci-vuole-male-AELlaahB


Richards scaccia il malocchio con la Telecaster, Jagger bara sugli anni che passano: erano leggende, oggi sono meme. E si prendono San Siro


di Francesco Prisco

22 giugno 2022


Nella percezione dei Rolling Stones da parte del pubblico italiano c’è evidentemente un prima e un dopo i memorabili doppiaggi in abruzzese di Mick e Keith realizzati da Fabio Celenza: «prima» le rockstar britanniche da queste parti erano solo leggenda, adesso sono anche un meme. Insieme, diventano patrimonio comune per chi 60 anni fa c’era e per chi continua a scoprirli adesso, meravigliose maschere di chi tanto ha vissuto ed è meravigliosamente sopravvissuto. Chi li ha visti a San Siro il 21 giugno, nell’unica data italiana dello Stones Sixty Tour, non potrà fare a meno che confermare.

«Alla faccia di chi ci vuole male»

Lo stadio di Milano esplode letteralmente quando Richards, poco prima della sua consueta parentesi canora, sbiascica in italiano un divertentissimo «alla faccia di chi ci vuole male» che potrebbe essere stato scritto da Celenza. Un’epifania, una rivelazione. E il tormentone jaggeriano di Celenza «Faffiga» campeggia sulle maglie di molti dei 57mila fan presenti a San Siro. In Italiano Jagger parla per quasi tutta la durata dello show: ha studiato la lingua nelle sue ripetute visite tra Sicilia e Toscana ed è migliorato sensibilmente, rispetto ai precedenti show nel nostro Paese. Jagger, Richards e Wood non sono più (soltanto) delle rockstar assolute, sono diventati amici di famiglia e la cosa si percepisce. Questione di empatia: la gente c’è perché a questi splendidi (quasi) 80enni vuole bene, poco importa se magari non conosce tutte le perle anni Sessanta dispensate dalla scaletta.



Si ride, si canta, si balla e si piange

È proprio come quando incontri dei vecchi amici di famiglia: si ride, si canta, si balla insieme, magari ogni tanto ci si commuove pure, come nellomaggio introduttivo a Charlie Watts, batterista e membro fondatore degli Stones scomparso meno di un anno fa («Ci manca tanto», dirà Mick). Alle 21.15 un fulmine si abbatte su San Siro: i Glimmer Twins irrompono sul palco con Street Fighting Man, singolo dell’ultimo periodo Decca: Mick si dimena come se non ci fosse stato un Covid a far saltare le date di Amsterdam e Berna (ricercatori di tutto il mondo, studiate il suo sangue!), Keith - cappellino giallo alla Jacques Cousteau e occhialini da scienziato pazzo - asfalta tutti con la Telecaster settata almeno al doppio del volume della chitarra di Ronnie, giusto per far capire chi comanda la baracca.

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Tra i Sessanta e i Settanta

Gli anni Sessanta stonesiani sono i grandi protagonisti della serata (The 19th Nervous Breakdown), i Settanta comunque imprescindibili: come fare a meno del fatalismo dolceamaro di Tumbling Dice, con il suono compatto dei due sax affidati a Karl Denson e Tim Ries? Chuck Leavell, veterano di mille battaglie rock, tira fuori il clavicembalo per accompagnare Out of time, pezzo memorabile del repertorio Sixties. Ripensi ai ragazzi che erano e che, nonostante tutto, continuano a essere, non puoi fare a meno di commuoverti: è uno dei momenti più intensi dello show. Parentesi Sticky Fingers con Mick alla chitarra per Dead Flowers e San Siro che si accende dei flash degli smartphone su Wild Horses mentre il pubblico canta. «Milano, siete famosi per il canto. Adesso tocca a voi», grida Jagger. Ed è subito You can’t always get what you want, con l’intro di corno francese di Matt Clifford, un impeccabile assolo di Ronnie e una coda gospel guidata dal capo corista Bernard Fowler.


L’«argento» di Keef

C’è una sola concessione al repertorio recente: Living in a ghost town, pezzo che fotografa alla perfezione i giorni bui del lockdown dove la sezione ritmica composta dal fidato Darryl Jones (basso) e dalla new entry Steve Jordan alla batteria vira verso il reggae, mentre Mick gioca a fare Cappuccetto Rosso con un trench di seta, come ai tempi di Exile on Main Street. Miracoli su miracoli: l’Italia è stretta nella morsa della siccità eppure, sul prato di San Siro, piove. Poi la temperatura si surriscalda per Honky Tonk Women: «Fa più caldo che nel quinto girone dell’Inferno», danteggia Mick. Che presenta la band: Ronnie Wood che è «il re della passerella», ma soprattutto Keef cui affida il microfono per una intensa You got the silver e Connection, ripescaggio da Between the Buttons che lui trasforma in chiacchiera da bar. Jones al basso giganteggia nell’assolo di Miss You, poi la lunga jam di Midnight Rambler, con citazione colta di Come in my kitchen, e il solito climax Start me up, Paint it black, Sympathy for the Devil, Jumpin’ Jack Flash.


L’omaggio all’Ucraina e il lapsus sugli anni che passano

Tra i bis ci sarà spazio per un omaggio all’Ucraina, con il logo Lips and Tongue che diventa giallo e azzurro su Gimme Shelter (si segnala il solo della vocalist Chanelle), oltre all’immancabile Satisfaction. «Quarantacinque anni fa abbiamo fatto il primo concerto in Italia. Grazie per essere ancora qui», dice Sua Satanica Maestà al pubblico. In realtà gli anni trascorsi dalla prima performance milanese al Palalido sono 55 (correva il 1967), non 45. Solo due persone al mondo possono permettersi il lusso di barare sul tempo che passa e farla franca: la prima è Sofia Loren, la seconda Mick Jagger. «Cause baby, baby, baby you’re out of time».


INVECE HA DETTO 55 ANNI GIUSTI!!!!!

Rolling Stones in concerto a Milano, in 57mila infiammano San Siro

https://tg24.sky.it/spettacolo/musica/2022/06/22/concerto-rolling-stones-milano-foto#00

Rolling Stones, i ragazzi irresistibili a San Siro



mercoledì 22 giugno 2022

Rolling Stones - Stadio San Siro, Milano, Italy, 21 jun 2022 - FULL VIDEO

 


Milano 21 giugno 2022


1. Street Fighting Man

2. 19th Nervous Breakdown

3. Tumbling Dice

4. Out of Time

5. Dead Flowers

6. Wild Horses

7. You can’t Always Get What You Want

8. Ghost Town

9. Honky Tonk Women

10. You Got The Silver(Keith)

11. Connection (Keith)

12. Miss You

13. Midnight Rambler

14. Start me up

15. Paint it Black

16. Sympathy for the Devil

17. Jumping Jack Flash

18. Gimme Shelter (encore)

19. Satisfaction (encore)