martedì 13 marzo 2018

MAY 17TH DUBLIN^*
MAY 22ND LONDON
MAY 25TH LONDONEXTRA DATE
MAY 29TH SOUTHAMPTONNEW SHOW
JUNE 2ND COVENTRYNEW SHOW
JUNE 5TH MANCHESTER
JUNE 9TH EDINBURGH
JUNE 15TH CARDIFF
JUNE 19TH TWICKENHAM
JUNE 22ND BERLIN
JUNE 26TH MARSEILLE
JUNE 30TH STUTTGART
JULY 4TH PRAGUE
JULY 8TH WARSAW

lunedì 26 febbraio 2018

tour 2018 - le date



DateYearVenueCityCountryCapacityStatus
Thu May 172018Croke ParkDublinIreland80,000RUMOURED
Tue May 222018
LondonEngland, UK
RUMOURED
Fri May 252018
LondonEngland, UK
RUMOURED
Sat Jun 22018Old Trafford stadiumManchesterEngland, UK60,000RUMOURED
Tue Jun 52018Old Trafford stadiumManchesterEngland, UK60,000RUMOURED
May/June2018St Mary's stadiumSouthamptonEngland, UK30,000RUMOURED
May/June2018Villa Park stadiumBirminghamEngland, UK40,000RUMOURED
Sat Jun 92018Murrayfield stadiumEdinburghScotland, UK50,000RUMOURED
Fri Jun 152018Principality StadiumCardiffEngland, UK65,000RUMOURED
Tue Jun 192018Twickenham StadiumLondonEngland, UK55,000RUMOURED
Sat Jun 232018OlympiastadionBerlinGermany75,000RUMOURED
Tue Jun 262018Stade VélodromeMarseilleFrance60,000RUMOURED
Sat June 302018Mercedes-Benz ArenaStuttgartGermany55,000RUMOURED
Wed Jul 42018Letnany fieldPragueCzech Republic80,000RUMOURED
Sat Jul 72018National Stadium NarodowyWarsawPoland70,000RUMOURED

mercoledì 31 gennaio 2018

Grammy, Fabrizio Poggi non ce l’ha fatta

http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2018/01/30/news/grammy-poggi-non-ce-l-ha-fatta-1.16416539

La sfida impossibile dell’armonicista vogherese: nella sua categoria hanno vinto i Rolling Stones
di FILIBERTO MAYDA

VOGHERA. «Il mio Grammy personale l’ho vinto quando ho incontrato Guy Davis. E complimenti ai Rolling Stones». Che il prestigioso riconoscimento per il miglior album blues del 2017 lo sia andato al più famoso dei gruppi rock, non è una notizia. Fabrizio Poggi, armonicista vogherese, uno dei pochi, se non l’unico, ad essere riconosciuto, scelto ed apprezzato negli States, ha davvero già vinto.

L’album “Sonny & Brownie’s last Train”, uno dei cinque cd arrivati in finale ai Grammy Awards 2018, è già un pezzo di storia. E questo perché a suonarlo c’era anche un italiano, un vogherese partito da lontanissimo per arrivare a questo punto, partito dal lavoro in fabbrica, dai primi tentativi di suonare il blues in una zona dove si andava di liscio e rock, e che poi si è lanciato, lui e la sua magica armonica, nell’avventura d’oltreoceano. Arrivare tra i cinque album finalisti è stata una soddisfazione enorme per Poggi, giunta alla fine di una stagione eccezionale, portanto la sua musica in giro per il mondo.

L’album che ha sfidato i Rolling Stones è un’intensa session di blues acustico, registrata dal vivo in uno studio milanese per meglio catturare l’essenza dell’affinità musicale che lega i due bluesmen, cresciuta e maturata nel corso di anni di esibizioni e registrazioni insieme. A ispirare il disco il duo afroamericano di Sonny Terry e Brownie McGhee , due giganti il cui lavoro agli occhi di Davis e Poggi non può essere superato, e men che meno perfezionato. “Sonny & Brownie’s Last Train”, prodotto da Poggi stesso, non è quindi inteso come un tentativo di competizione, ma come un omaggio, una sorta di lettera d’amore di un chitarrista e un armonicista che stanno segnando i nostri tempi ai loro modelli del passato.

Chiaccherando con lui al telefono, oltre un mese fa, quando si seppe

della candidatura ai Grammy, Fabrizio Poggi disse: «Vedremo come va. Ma già esserci è stato un incredibile sogno realizzato. Un successo, mi permetta, che dedico a tutti i musicisti, un insegnamento che lascio ai giovani che sperano, nel loro genere, di diventare credibili».

giovedì 9 novembre 2017

tour 2018

http://www.contactmusic.net/rolling-stones/news/the-rolling-stones-plan-uk-dates_5888107?track=mail_news

ma non dovevano smettere quando morì brian??
ma non erano finiti quando anche taylor se ne andò?
ma non stavano più in piedi negli anni 80??

nei 90 poi sarebbero morti senz'altro, ormai il mondo era un'altra cosa rispetto a quando erano nati...

mi è capitato di sentire annunciare la loro fine sicura dopo gli scazzi pesanti tra i glimmer e l'uscita dell'annoiato bill...che si era rotto il cazzo di suonare sempre lo stesso jukebox....

negli anni 2000 poi ormai era sicuro che vecchi e stanchi non sarebbero durati...
ci mancava pure la caduta di keith dalla palma e le placche metalliche per tenere incollato il cranio e le medicine pesanti e più pericolose dell'eroina per non parlare delle nodose mani artritiche impossibilitate a strimpellare secondo illuminati critici musicali...

forse il colpo di grazia sarebbe arrivato dal cancro alla gola di charlie?
sono arrivati a celebrare i 50 anni di carriera e tutti convinti che bastava... più oltre non era umanamente sostenibile!

e neppure il tumore di ron al polmone
per smettere era una buona ragione

forse che l'ultimo tassello di una carriera mitica si esaurisse col concerto gratuito in una cuba stravolta dalla storia, ultima postazione dove non erano mai approdati ma non per loro volere..

niente... sono ancora qui tra i coglioni e si avviano verso gli 80 anni annunciando che la sfida è quella di vedere fin dove possono arrivare!

non ci sono parole... in silenzio meditativo aspettiamo e ascoltiamo ancora l'eterno jukebox di una vita

sia fatta la volontà della musa della musica

giovedì 26 ottobre 2017

LES ROIS DE PARIS, The Rolling Stones U Arena 22/10/2017 di Mauro Zambellini

http://zambosplace.blogspot.it/2017/10/les-rois-de-paris-rolling-stones-u.html?spref=fb&m=1


Gli Stones hanno sempre tenuto con la Francia un rapporto privilegiato e i francesi li hanno più volte ripagati. Sono sempre stati più popolari dei Beatles e la band li ha ricambiati suonando anche in occasioni particolari, come la data all'Olympia di Parigi nel 1995 per uno dei tre concerti del Totally  Stripped  e lo show a sorpresa per pochi intimi nel 2012. Come dimenticare, poi, i loro trascorsi sulla Costa Azzurra ai tempi di Exile  On Main Street , ragione per cui mi è sembrato opportuno scegliere Parigi per questo No  Filter  Tour, pur consapevole che non sarebbe stata una passeggiata in termini economici.  Anche in questo caso la ville lumière non ha perso occasione per celebrarli, tre concerti nel giro di una settimana, mostre sparse per la città come quella di Dominique Tarlé (Stoned  In Paris) a la Galerie de l'Instant, vendite speciali del loro merchandising nello store Colette in Rue St.Honoré, articoli sui quotidiani e in Tv, gente dappertutto proveniente da ogni dove con le loro t-shirts, le loro felpe, i loro berretti. La linguaccia dappertutto. Suonarono a Parigi la prima volta nel 1964 e Mick Jagger con un perfetto francese usato per tutto lo show non ha tardato a ringraziare i quasi 40 mila accorsi la sera del 22 ottobre alla U Arena, seconda data parigina dopo quella inaugurale del 19. 

I loro show sono stati scelti per inaugurare la modernissima U Arena di Nanterre, a pochi passi dal Grande Arco della Défense, opera dell'architetto Christian de Portzamparc, uno spazio che verrà adibito in futuro a spettacoli e soprattutto ai match di rugby del Racing 92.  Serata fresca con qualche piovasco, la seconda data parigina (ce ne sarà una terza il 25) è presa d'assalto fin dal tardo pomeriggio, qualche ora prima dell'apertura dei cancelli prevista per le 18. E' facile arrivarci, la metropolitana e la RER A vomitano gente a ripetizione, sono sul luogo in orario ma la ressa davanti alle entrate del parterre è scoraggiante. Security, sbarramenti,  polizia e soldati armati fino ai denti non fiaccano la voglia di Stones ma se i controlli preliminari  sono veloci e sbrigativi non altresì si può dire della calca per entrare nel parterre, o come viene segnalato dal biglietto, nella fosse. Passa più di un'ora ed il mio avanzamento pigiato nella calca si misura in centimetri, non capisco cosa succeda là davanti e come venga gestita la fila, se ci sono dei corridoi e perché il tutto sia di una lentezza esasperante. Sale il nervosismo e avverto una certa ansia, in caso di  incidenti le vie di fuga non mi sembrano a portata di mano. Il pubblico attorno ha l'età della responsabilità e nessuno si lamenta ma il tempo passa, la calca aumenta e l'ammasso pericoloso.

Continua arrivare una valanga di gente e mi pare impossibile che il tutto venga sbrogliato prima delle 21, ora dell'inizio dello show. Decido di abbandonare la calca e con i miei due compagni me ne torno verso Le Grande Arche de La Défense, mi infilo in una brasserie di un hotel e mi sbaffo hamburger, patatine e birra seduto e al caldo. Decisione saggia visto che non è nelle mie intenzioni arrivare a ridosso del palco, ho una certa età ed è ormai lontana da me l'equazione rock uguale sacrificio. Ritorno un'ora e mezza dopo, verso le 20.40, piove a dirotto ma ormai sono entrati tutti ed in un paio di minuti sono dentro nella fosse. Che è un altro vivere, spaziosa offre un ottima visuale anche se distanti dal palco, con la possibilità di muoversi come si desidera perché c'è tanta gente ma anche tanto spazio. Mi posiziono alla perfezione ed in più mi sono evitato il gruppo supporter che da quanto mi dicono amici fidati suonavano grevi e lavoravano a volumi impossibili. La U Arena all'interno è una sorta di Forum milanese moltiplicato per tre ma mancante di una curva, una sorta di grande U. Il pubblico, oltre allafosse, può accedere sui lati e su una sola curva perché l'altra non esiste  ed è occupata dal palco e dagli schermi. Tutti godono di una buona visuale, ci sono quasi quarantamila persone ma la situazione è ottimale. Alle 21 esatte  si spengono le luci, si accendono gli schermi e parte una Jumpin' Jack Flash tostissima e senza fronzoli. Sono venuto a Parigi più per affetto che per meravigliarmi di un nuovo grande concerto degli Stones, ho letto critiche a non finire sulle loro esibizioni del No Filter  Tour e quel poco che ho ascoltato su youtube non era confortante. Ma non sono né drogato né bevuto e dopo un paio di brani tra cui la nellcotiana Tumbling Dice ed una miracolata e funky Dancing With Mr. D, ripescata dall'archeologico Goats Head Soup  mi meraviglio di come questi pensionati patetici e stanchi (termini letti in occasione dei loro ultimi show) siano ancora una rock n'roll band che suona con l'energia e la grinta di chi tuttora nonostante gli anni, la fatica e i soldi  crede nella propria musica ed è rispettoso del proprio pubblico. Valter che mi sta di fianco e li ha visti a Monaco mi dice che già dall'inizio è un concerto tutto diverso e il tiro è un altro. L' aver iniziato con Jumpin' Jack Flash e non con la  sinuosa e dondolante Sympathy For The Devil  è una scelta azzeccata. 

E' subito rock n'roll e di quello torrido, da maneggiare con cura. Sono furbi gli Stones, i brani sono più o meno gli stessi delle altre date del tour ma loro ne cambiano la sequenza e scombinano il copione, come se facessero il gioco delle tre carte. Quando arrivano i due brani estratti da Blue and Lonesome, accompagnati dalla coreografia black and blue degli schermi, la conferma è definitiva. Questo è uno show della madonna. Mick Jagger è qui protagonista ed è palpabile il fatto che sia stato lui a volere fortissimamente Blue  and  Lonesome , nonostante il blues sia storicamente appannaggio di Richards. Le sue versioni di Hate To See You Go di Little Walter e Ride'Em On Down  di Jimmy Reed sono blues al midollo, viscerali tanta è la forza che Jagger ci mette con la voce, l'armonica, l 'interpretazione. Splendidi. Un po' di delusione subentra quando viene selezionata la canzone "del pubblico", per me Angie rimane una canzone alla Beatles buona per qualche lentaccio giovanile guancia a guancia, niente a che vedere col sesso dei Rolling Stones. Il quadro cambia con You Can't Always Get What You Want sempre meno gospel e più rock-soul, cantata dall'intera U Arena e supportata dall'oscuro ma sublime lavoro alle tastiere di Chuck Leavell, regista di seconda fascia, ed una strepitosa Paint It Black una sciabolata dark-metal da lasciare senza fiato e storditi, con la coreografia nera che avvolge il palco e manda tutti in uno scenario cruento e luciferino. Fantastica, tra i brani topici dello show. ConHonky Tonk Women si assiste ad una delle graziose stecche di Keith Richards. Come per la rombante Street Fightin' Manamplifica la chitarra con un volume da far male alle orecchie, il riff c'è ma è l eccellente Ron Wood  a riprenderlo e portarlo avanti con più pulizia. Keef in qualche frangente sembra come una bicicletta assistita, firma il riff, lo tira ad un volume altissimo, poi entra Wood a portarlo avanti. Ma quando Keith Richards concede  la seconda delle due canzoni cantate da lui (dopo Happy) viene quasi da piangere tanta è la commozione generale. La versione di Slippin' Away è dolente, intensa, conquistata nota dopo nota, c'è tutta la sua sofferenza e la sua vecchiaia, inginocchiato sulla sua chitarra oscilla attorno a quel soul agro, fragile e malinconico, ma quanto sentimento, quanta emozione, quanto amore. Da incorniciare, l'U Arena lo ripaga con un applauso che sembra non finire mai e lui si commuove. 

C'è o affiatamento e calore sul palco, Wood scherza con Jagger, Charlie Watts è impassibile nel suo composto drumming, Richards fa il sornione, la corista, volenterosa, si sforza di far dimenticare Lisa Fisher, il sassofonista fa il suo dovere, Darryl Jones è a suo agio come mai l'ho visto così. Risale in cattedra Mick Jagger con Miss You e quelle malizie dance da Studio 54 che i coloratissimi disegni sugli schermi sottolineano,  Darryl Jones va alla grande col suo basso ma è una lunga, delirante e jammata Midnight Rambler, un tour de force tra rock, blues e fiotti di sangue, ad incoronarli Re di Parigi e fugare ogni dubbio. Questi Stones del nuovo decennio sono decisamente migliori di quelli visti, almeno da me, negli anni duemila, soprattutto a Milano nel 2003 e nel 2006. Lo show sembra meno studiato e calibrato, c'è più urgenza ed estemporaneità, ci sono  più imperfezioni ma anche più energia e spontaneità, meno attenzione alla veste e più alla sostanza. Sarebbe ora di chiudere i riferimenti col  passato (grandioso) e accettare il loro presente perché loro sono arrivati ad oltre settanta anni stando sempre sul palco osando mettere in scena i loro cambiamenti, le loro debolezze, la loro vecchiaia. E suonano rock n'roll ancora oggi come nessun altro. Certo si può obiettare che Start Me Up zoppichi all'inizio grazie al fatto che Richards ha ciccato l'entrata coinvolgendo anche il cantare di Jagger ma chissenefrega perché a metà il pezzo viene rimesso in carreggiata e quando arrivano Synpathy For The Devil  oggi del tutto asciugata da orpelli che non hanno più ragione di esistere tranne quel tambureggiare voodoo all'inizio, e la spericolata e sporca Brown Sugar  la festa è ormai al culmine e le  francesi  ondeggiano sognando di passare una notte insieme con quel signore pieno di rughe che sul palco ha la sfrontatezza di cantare e agitarsi come un trentenne al ritmo del suo boogie eterno. Non ci vuole molto per il bis dopo due ore di grande musica, Gimme Sheltersconta l'assenza della divina Lisa Fisher, con Bobby Keys uno degli handicap rispetto agli Stones del On  Fire Tour del 2014.  Sasha Allen ci mette volontà ma non ha l'urlo né la carica della sua collega e la canzone ne risente ma ci pensano Jagger, Richards e Wood ad inscenare una lunga, violenta e rabbiosa Satisfaction trasformata in una jam di chitarre sferraglianti da far impallidire i Pearl Jam e chiudere un concerto di puro, nudo e crudo rock n'roll che è una delizia per occhi, orecchie e cuore.

MAURO ZAMBELLINI    OTTOBRE  2017

le foto degli Stones sono una gentile concessione di GIOVANNA QUAGLINI

She's A Rainbow - U Arena Paris 25/10/2017


mercoledì 25 ottobre 2017

Parigi 25 ottobre 2017

1. Sympathy For The Devil
2. It's Only Rock'n'Roll
3. Tumbling Dice
4. Just Your Fool
5. Ride 'Em On Down
6. She's So Cold
7. She's A Rainbow (Winner Song Vote)
8. You Can't Always Get What You Want
9. Paint It Black
10. Honky Tonk Women
11. Happy (Keith)
12. Slipping Away (Keith)
13. Miss You
14. Midnight Rambler
15. Street Fighting Man
16. Start Me Up
17. Brown Sugar
18. Jumpin' Jack Flash
19. Gimme Shelter
20. Satisfaction