martedì 13 dicembre 2016

The Rolling Stones - Ride 'Em On Down


Blue & Lonesome di Mauro Zambellini

http://zambosplace.blogspot.it/2016/11/the-rolling-stones-blue-lonesome.html

Dal 2005, dall'anno di A Bigger Bang i Rolling Stones non facevano un disco in studio, una assenza interrotta da un album tutto all'insegna del blues, registrato con la co-produzione di Don Was  in soli tre giorni lo scorso dicembre ai British Grove Studios a West London, poco distante da Richmond ed Eel Pie Island dove il gruppo si formò ed iniziò a suonare nei pub e nei club come una giovane blues band. Un ritorno alle origini e alle loro vere radici quindi, un disco contenente brani non firmati da loro ma appartenenti al vasto repertorio del blues, brani di artisti famosi come Willie Dixon, Howlin' Wolf, Little Walter, Magic Sam, Otis Rush, Jimmy Reed e altri nomi più di nicchia come Little Johnny Taylor, Eddie Taylor e Lightin' Slim. Dodici titoli che a parte I Can't Quit You Baby, cavallo di battaglia dei Led Zeppelin oltre che di Otis Rush, si tengono a debita distanza da standard straconosciuti per addentrarsi piuttosto nel retrobottega del genere con brani più oscuri e meno noti anche quando portano la  firma dei grandi vecchi del genere. Motivo sufficiente  per reputare Blue & Lonesome un sincero omaggio oltre che al blues stesso, alle origini stesse della band e all' esordio discografico degli Stones, quando rovistando negli archivi del genere configuravano con la loro interpretazione tesa, adrenalinica, bianca e giovane, il nascente British R&B. Il produttore Don Was ha detto " questo disco è un testamento della purezza del loro amore verso il fare musica, e il blues è, per gli Stones, la sorgente di tutto quello che fanno". 


Blue & Lonesome è un disco solido e serio specie se paragonato alla sfavillante carriera della band, un disco di Chicago Blues che sarebbe potuto essere edito dalla Chess Records, dove non ci sono facili concessione alla modernità e alle furbizie tecnologiche, un disco a tratti dal sound sporco e viscerale dove gli Stones, a cominciare proprio da Jagger, non scadono in una parodia di se stessi e nemmeno  si accontentano di imitare i bluesmen da cui hanno tratto la loro linfa. Si cimentano di fatti in una interpretazione  pulsante, del tutto autentica, personale e moderna, pur nel rigore di quella classicità blues che più di cinquanta anni fa costituì la scintilla che diede spinta alla loro macchina e nel corso del tempo è rimasta un punto di riferimento per non deragliare mai, anche nei momenti più pop e commerciali. A partire da Keith Richards e Ron Wood, da sempre i più accreditati bluesmen della squadra visto l'amore per il jazz di Charlie Watts, per finire a Mick Jagger che anche qui giganteggia per come si cala nel ruolo e si sente a suo agio anche come armonicista, gli Stones rimarcano la confidenza con quel patrimonio che costituì il vocabolario con cui imparare a scrivere canzoni e a suonarle. A settanta e più anni ritornano al luogo di partenza, con la dignità ed il rispetto di musicisti che devono tutto a questa musica.
 

Dodici titoli che prediligono la matrice Chicago di un blues urbano, ma non solo, come si evince in Hoodoo Blues (qui alla batteria c'è quel mostro di Jim Keltner, uno dei più raffinati batteristi rock)dove lo stridere di chitarra e armonica e la voce incupita di Jagger portano gli Stones in un juke joint del Mississippi, oppure nella bellissima Little Raindi Jimmy Reed dove l'armonica soffia alta e acuta e le cadenze sono lente e sospese come fosse la più probabile discendente di Bright Lights, Big City. Se si vuole anche la versione di I Can't Quit You Baby sebbene firmata da Willie Dixon e portata nella West Side di Chicago da Otis Rush viene ammorbidita e personalizzata dal tocco inequivocabile di Eric "manolenta" Clapton che ne smussa le asperità e con l'aiuto di Jagger la trasforma in una blues ballad da brividi.

Nel segno di Chicago è Commit A Crime, Jagger ulula alla Howlin' Wolf e la tensione viene accentuata dalla sua armonica, strumento molto presente in tutto il disco e nella windy city sono ambientate  anche Ride' Em On Down di Eddie Taylor e Hate To See You Go dell'armonicista Little Walter, nella quale il sound piuttosto sporco da registrazione anni cinquanta vede le chitarre fondersi con l'armonica mentre Jagger citababy please don't go.
 

Evocano le origini del British R&B Just Your Fool,altro pezzo con la firma di Little Walter, coma d'altra parte quella  I Gotta Go che pare fondere un po' di Off The Hook con I Wish You Would  portando gli Stones a casa dei primi Yardbirds.

Just Like I Treat You di Howlin' Wolf è della stessa matrice, le chitarre inseguono la sezione ritmica mentre l'armonica svolazza. Più lente sono la stupenda Blue & Lonesome  il cui big bang iniziale non tragga in inganno perché Jagger ad un certo punto pare piangere tanto è coinvolto in questa solitudine blu e All of Your Love di Magic Sam dove la West Side di Chicago torna a nuova vita grazie ad un inciso di armonica gustosissimo, a chitarre che se la sparano alla grande e al sapiente lavoro del pianoforte, qui non mi è dato di capire se Chuck Leavell o Matt Clifford.  

Rimane da dire di Everybody Knows About My Good Thing il cui titolo calza a pennello per portare di nuovo in cattedra Eric Clapton mentre il piano punteggia attorno ad un vago sentore di Little Red Rooster e Jagger canta come se volesse convincerci che lui è un vero bluesman e il bello è che  riesce nell'intento perché la grande sorpresa del disco è proprio lui .
 

Con Blue & Lonesome i Rolling Stones non fanno niente di trascendentale perché l'essenza del blues sta nella terra e nella vita a volte disperata delle persone, loro si impegnano, con una certa modestia vien da dire, ad omaggiare le proprie origini e le radici su cui sono cresciuti, dimostrando serietà e rinfrescando  le primitive passioniNon è da tutti. Chapeau.

MAURO  ZAMBELLINI 

venerdì 2 dicembre 2016

I Rolling Stones presentano Blue & Lonesome: In questo disco c’è tutto quello che avremmo sempre voluto fare

http://www.outune.net/livetune/interviste/rolling-stones-presentazione-blue-lonesome/137593

Di Cinzia Meroni

È un album nato quasi per caso “Blue & Lonesome”, in uscita venerdì 2 dicembre 2016 e col quale i Rolling Stones fanno il loro ritorno sul mercato discografico a ben undici anni dall’ultimo “A Bigger Bang”. Prodotto da Don Was e The Glimmer Twins e registrato in soli tre giorni ai British Groove Sudios di Londra, non lontano dai fumosi pub di Richmond e Eel Pie Island, dove la band mosse i primi passi, l’album raccoglie dodici classici del Chicago Blues anni ’50 e ’60. Un viaggio alla fonte dell’ispirazione più autentica della band, che da bluesmen quali Muddy Waters – dalla cui “Rollin’ Stone” Jagger e soci presero il nome per la formazione – Little Walter, Willie Dixon, Howlin’ Wolf, Eddie Taylor e Magic Sam si lasciò infiammare negli anni giovanili ed in seguito, in maniera più o meno sotterranea, per tutto il resto della carriera.

“Questo disco è un omaggio ai nostri preferiti, gente che ci ha spinti a suonare e a mettere in piedi una band. Eravamo dei proseliti del Blues e alla fine è quello che siamo ancora oggi”, spiega Mick Jagger a proposito dei retroscena di questo disco. Lo segue a ruota da Keith Richards, che precisa: ““Blue & Lonesome” racchiude tutto quello che volevamo fare. Finalmente dopo cinquant’anni abbiamo fatto un album Blues, ma non dimentichiamo che nel ’64 fummo noi a portare “Little Red Rooster” di Howlin’ Wolf in cima alle classifiche e che nessun’altra band allora aveva mai fatto una cosa del genere con un pezzo blues. Tutto ciò che volevo poter dire è: “Ho tramandato questa roba” e credo che con questo disco il mio desiderio si sia finalmente avverato”.

Di sicuro in “Blue & Lonesome” ci sono tutta l’immediatezza e il suono marcio e vibrante del blues della Chess Records, frutto di un approccio estremamente diretto e genuino al materiale confluito nel disco, inciso per lo più in presa diretta. “Stavamo incidendo qualche canzone nuova, ma un giorno ci siamo stufati, ci succede spesso, quindi ci siamo buttati su un vecchio Blues, poi un altro e un altro ancora, finché ci siamo detti, ok, torniamo domani e facciamone altre tre o quattro. È accaduto tutto molto velocemente”, racconta Mick, vero propulsore dell’operazione, istigata, però, sul nascere dal buon vecchio Keith, che ricorda: “Era ottobre 2015 quando chiamai Ronnie (Wood) chiedendoli di tirarsi giù “Blue and Lonesome” di Little Walter, che è sempre ottima per riscaldarci prima di fare roba nuova o per smuovere le acque nei momenti di stallo. Ovviamente quel momento è arrivato in studio e quando l’abbiamo suonata è venuta una bomba. Mick ha subito proposto di fare un pezzo di Howlin’ Wolf e il tutto è semplicemente decollato. Da quel momento è stato impossibile fermare Mick, quindi ho pensato: perfetto, avanti così. In qualche modo si può dire che è successo tutto per caso”.

Un caso, si, ma guidato dall’entusiasmo di Jagger e dalla scelta precisa di suonare quelle gemme misconosciute del Blues, roba che non appartenesse alla categoria del già sentito, soprattutto per i fan degli Stones. “La prima che abbiamo suonato è stata “Blue and Lonesome”, che è un tipo di Blues molto strano, diretto ed emotivo, strappacuore direi. Mi piace moltissimo, l’abbiamo suonata tutti con una tale energia, come se facessimo sul serio. A quel punto sono dovuto andare a casa a spulciare nella mia collezione di dischi per capire quali canzoni avremmo potuto suonare il giorno dopo. Ho cercato di scegliere quelle che non erano troppo familiari ai fan del Blues. Non sono quelle che abbiamo fatto e rifatto negli anni, ho selezionato quelle un po’ meno note, cercando di essere il più vario possibile per ritmo, emozione e indicazione di tempo”, spiega il cantante, in gran forma in queste dodici tracce, per le quali ha rispolverato l’armonica, impressionando anche il compagno di merende Keith Richards, che commenta: “Mick ha davvero colpito nel segno in questo disco. È l’unico in circolazione in grado di suonare così. Credo che molta gente dimentichi che musicista incredibile sia, ma questo disco lo conferma, la sua voce e l’armonica sono senza pari”.

A proposito di pezzi da novanta, accanto alla formazione composta da Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood, Charlie Watts e dai fidatissimi turnisti Darryl Jones (basso), Chuck Leavell (tastiere) e Matt Clifford (tastiere), nel disco troviamo anche il vecchio amico Eric Clapton, che, impegnato nello stesso studio per la realizzazione del suo ultimo LP, “I Still Do”, e nonostante il dolore alle mani causato dalla neuropatia periferica, che lo affligge dal 2013, si è unito ai ragazzi in “I Can’t Quit You Baby” e “Everybody Knows About My Good Thing”. “È stato un altro colpo di fortuna”, racconta Ronnie Wood, “era in studio con noi mentre incidevamo e allora gli abbiamo chiesto se gli andava di suonare. Credo che gli facessero male le mani in quei giorni e ha suonato un pezzo finger-style e uno con lo slide. Eric eccelle quando suona con gli Stones, succede sempre qualcosa di magico, probabilmente è il sollievo del non essere il leader della band”.

Insomma, “Blue & Lonesome” è un viaggio nel Parnaso degli artisti che incendiarono la fantasia degli Stones prima che fossero gli Stones, un omaggio viscerale al genere da cui prese forma il dna della band icona del rock’n’roll. “La rivisitazione del materiale con cui iniziarono è la perfetta chiusura di un cerchio. Il fatto che lo facciano con decenni di vita spesa a suonare assieme, poi, li mette nella condizione di avvicinarsi alle canzoni con una complessità emozionale completamente diversa rispetto a quando avevano vent’anni”, osserva Don Was, che conclude: “C’è qualcosa nel tessuto di questa band che continua a rigenerarsi”.

E' uscito il capolavoro Blue And Lonesome


1. Just Your Fool (Original written and recorded in 1960 by Little Walter)

2. Commit A Crime (Original written and recorded in 1966 by Howlin’ Wolf - Chester Burnett)

3. Blue And Lonesome (Original written and recorded in 1959 by Little Walter)

4. All Of Your Love (Original written and recorded in 1967 by Magic Sam - Samuel Maghett)

5. I Gotta Go (Original written and recorded in 1955 by Little Walter)

6. *Everybody Knows About My Good Thing (Original recorded in 1971 by Little Johnny Taylor, composed by Miles Grayson & Lermon Horton)

7. Ride ‘Em On Down (Original written and recorded in 1955 by Eddie Taylor)

8. Hate To See You Go (Original written and recorded in 1955 by Little Walter)

9. **Hoo Doo Blues (Original recorded in 1958 by Lightnin’ Slim, composed by Otis Hicks & Jerry West)

10. Little Rain (Original recorded in 1957 by Jimmy Reed, composed by Ewart.G.Abner Jr. and Jimmy Reed)

11. Just Like I Treat You (Original written by Willie Dixon and recorded by Howlin’ Wolf in December 1961)

12. *I Can’t Quit You Baby (Original written by Willie Dixon and recorded by Otis Rush in 1956)